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Scheletri nell'armadio
I Ladispolani devono essere fieri di avere un
sindaco come il sig. Paliotta al quale riconoscere la perizia
con cui insieme al compare Ciogli hanno reso Ladispoli una
megalopoli invivibile e con pessime speranze future e magari, non pago, avrà anche la faccia di ripresentare la sua candidatura alla prossima tornata elettorale. In merito
occorre ricordare che, in un modo o nell'altro, ricoprendo
varie cariche, al di fuori di una breve parentesi in cui c'è
stato un sindaco DC ed uno AN, il sig. Paliotta ha occupato, in
modo pressochè costante, posti di rilievo nella stanza dei
bottoni, quindi il suo contributo è
stato determinante nel far crescere il paese in modo abnorme
non essendo stato capace, e questo è ancor più grave, di
prevedere le strutture ed i servizi necessari a rendere meno
complicata la vita dei suoi concittadini. Credo che i lettori
possono giudicare autonomamente se le amenità le racconta
Paliotta o le racconta Augusto Moretti. A suo dire, della mia
attività di consigliere comunale, non ci sarebbe
traccia, ma le delibere esistono, possono essere consultate da
chiunque ne faccia richiesta per risalire con assoluta certezza
al Piano Regolatore Generale, frutto degli indirizzi politici a
cui il sig. Paliotta è ancora oggi legato e con cui è iniziato
lo stravolgimento negativo del paese. Il P.R.G. è stato votato
da lui e dalla sua cricca! Di sicuro non è stato votato da me e
dal mio gruppo politico non essendo stata accolta nessuna delle istanze
con cui volevamo limitare i danni. Quindi, se i risultati della guida di
un paese sono quelli che oggi sono sotto gli occhi di tutti, è
preferibile essere rimasti nell'ombra dell'opposizione, tra
l'altro pericolosa in quei tempi, anziché aver condiviso pesanti
responsabilità nel massacro di Ladispoli
con la cementificazione indiscriminata del suo territorio per la gioia
delle lobby edilizie a discapito della cittadinanza. Ed ora
veniamo ai fatti risalenti al 1980. Il sig. Paliotta, essendo a
corto di argomenti validi, si attacca al famoso "fumo della
pipa" per un semplice refuso rimarcando che le delibere erano
160 anziché 260. Anche il chierichetto avrebbe capito che era un
errore di battitura, ed il sig. Paliotta sfrutta questo
insignificante particolare per sminuire la figura di un
consigliere comunale, anziano di età, ma con miglior memoria
rispetto la sua, per nascondere l'astuzia escogitata di inserire
la delibera incriminata in mezzo a quelle che lui stesso ha
dichiarato essere semplici atti di "ratifica di delibere
di giunta già adottati". Forse speravano che passasse
inosservata? Se non ci fosse stata malafede, la delibera che
prevedeva la modifica della convenzione col consorzio di San
Nicola non sarebbe stata intrufolata in mezzo a 160 delibere,
ma, per la sua importanza e per la delicatezza che
rivestiva, avrebbe dovuto essere posta al primo punto all'ordine
del giorno affinché si fosse sviluppato il più ampio dibattito
su una questione di tale delicatezza facendola seguire dalle
altre nove per poi procedere all'approvazione delle delibere di
giunta. Non accadde per due motivi. Il primo riguardava la consapevolezza della gravità di quello che stavano facendo sulla pelle di una parte dei cittadini imponendogli (democraticamente) dodici anni di liquami puzzolenti.
Il secondo motivo riguardava il timore che la discussione di una porcata del genere avesse acceso tante e tali polemiche da mettere a rischio la ratifica delle rimanenti 151 delibere di giunta che riguardavano la copertura di spese già fatte con i poteri del Consiglio e per le quali avrebbero dovuto rispondere personalmente nel caso in cui il Consiglio Comunale neo eletto non le avesse approvate.
Ora, anche ammettendo l'antieconomicità della gestione di due depuratori, vorrei che il sig. Paliotta, sindaco di Ladispoli oggi e sindaco all'epoca dei fatti, spiegasse ai suoi concittadini quale fosse l'urgenza di
deliberare su questo tema prima della fine del suo mandato amministrativo
quando la stessa identica operazione avrebbe potuto essere svolta in
qualsiasi altro momento dopo le elezioni o dopo il completamento dello
stadio di depurazione, purtroppo, avvenuto dodici anni dopo. A chi doveva dare conto di questo provvedimento assolutamente non urgente? Per dodici
lunghi anni, il collettore che sbocca a cinquecento metri dalla riva e a
settecento metri da Torre Flavia, ha riversato in mare anche le acque nere
dei sannicolini che durante la stagione estiva raggiungono un numero
ragguardevole. Chi non ricorda cosa portava il "ponentino" davanti agli
stabilimenti balneari in quegli anni? Pannolini, assorbenti, preservativi e
topi morti, erano una vergogna ed un pericolo per la salute! I tecnici
specializzati nel settore citati dal sig. Paliotta, sono forse gli stessi
consulenti a cui l'amministrazione comunale si è rivolta più volte?
Trovandomi in completo disaccordo preferisco non commentare e non fare
valutazioni. E' vero, i miei antenati, insieme a tantissimi altri che amano
profondamente questo paese, hanno contribuito a farlo crescere, ma sono
state sufficienti le amministrazioni di sinistra formate da un branco di
incompetenti per compromettere irrimediabilmente tutto quello che era stato
realizzato in anni di sacrifici. Già in altra occasione ebbi modo di
consigliare al sig. Paliotta di spendere il suo tempo in qualche cosa di
utile per i suoi concittadini anziché spenderlo per rispondere a chi
critica l’operato suo e dei suoi amici di cordata con dati precisi e documentati
ma devo constatare con rammarico che è sordo da quell’orecchio. Quanto dico
e sostengo non lo faccio per gusto, lo faccio unicamente perché amo
Ladispoli e vederla ridotta così reca una grave offesa ai nostri padri che tanto si erano adoperati per farla crescere splendidamente!
Spero solo che i Ladispolani sappiano opporsi ai danni che l'approvazione
del nuovo Piano Regolatore Generale potrebbe causare al paese se fosse gestito con gli antichi criteri, cioè favorendo le solite lobby che hanno interesse solo a sfruttare al massimo le possibilità offerte su un piatto d'argento dalle amministrazioni senza nulla chiedere in cambio a favore della collettività, quindi, ogni volta, il cittadino ne esce cornuto e mazziato dovendo accollarsi anche le spese per realizzare le opere necessarie a far fronte all'ennesimo aumento di popolazione dopo che gli altri ci hanno guadagnato lautamente. Quindi, siamo alle solite, occhio alla penna. Augusto Moretti