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I tatticismi incrociati
che hanno determinato gli esiti del voto sul bilancio nel consiglio di
venerdì scorso destano molta preoccupazione e incredulità. In molti si
chiedono cosa sia realmente successo. In estrema sintesi, possiamo
osservare come la salvezza del Sindaco Ciogli risieda non già nei suoi
programmi o nella sua azione amministrativa (visti i risultati!), quanto
piuttosto in alleanze strategiche strette addirittura durante le elezioni
del 2008. “Alleanze di ferro”, che prescindono da qualunque argomento o
evento politico; alleanze bilaterali (gestite separatamente dallo stesso
Sindaco) e basate sulla garanzia di tre poltrone “chiave”: il “furbetto”
vice sindaco, nonché assessore alle “sagre paesane”, Alessio Pascucci (che
controlla l’intera lista Ciogli); la pittoresca assessora al “bilancino”
Rita Lucarini (intorno alla quale ha fatto quadrato la maggioranza del
gruppo dirigente del PD); l’immarcescibile Lamberto Ramazzotti (garantito
dalla poltrona della Presidenza del Consiglio) sempre disponibile (chissà
perché) ad aiutare, al di là di inattendibili dichiarazioni di facciata,
una maggioranza in perenne difficoltà numerica. Questo, verosimilmente,
appare il quadro del “potere”. In tale contesto, come abbiamo “toccato con
mano” nel corso di questi due anni di governo, diventa difficile, se non
impossibile, immaginare alcun tipo di dialogo politico, di confronto serio
e libero, per la ovvia ragione che, ogni argomento, risulta di fatto già
concordato a priori nel contesto delle alleanze date. Anche per questo,
ragionare sulle assenze nell’approvazione del bilancio, che potenzialmente
sarebbero state sufficienti a ribaltare il risultato, rischia di portare
fuori strada. Sia perché il resto del Consiglio comunale risulta
fortemente eterogeneo (e quindi difficilmente riconducibile a strategie
univoche e condivise), sia per la logica stessa delle “alleanza di ferro”
(inutile illudersi di poter spostare anche solo mezzo voto). Il meccanismo
è semplice e collaudato: in sostanza, quando l’ipotesi di un voto
contrario e compatto contro l’Amministrazione Ciogli (nei momenti chiave,
si intende) dovesse apparire anche solo lontanamente possibile, i due
consiglieri UDC agiscono d’anticipo, aggiungendosi alla maggioranza e
portandola quindi da 9 a 11 membri (la maggioranza assoluta dell’assise).
Oggi possiamo dirlo, perché è già successo (novembre 2009). Quando serve
mantenere il numero legale, gli stessi due consiglieri UDC restano in
aula, ligi agli accordi con il Sindaco PD, tanto smentiti, quanto
manifesti. Quando invece il loro voto non ha alcuna influenza, i due
consiglieri UDC ne approfittano per distinguere la propria posizione,
astenendosi o votando contro, per millantare una differenziazione con
l’Amministrazione. Li chiamano “aiutini”, e li definiscono in vari modi:
atti di “responsabilità” (ma che vuol dire?); voti “graditi ma non
richiesti” (ma davvero!), sostegni assolutamente “gratuiti” (tanta
generosità è commovente, Ramazzotti e D’Ubaldo santi subito!). Ora, i due
consiglieri UDC possono fare ciò che vogliono, ci mancherebbe altro. Ma
nessuno porta gli anelli al naso. Il vero dato politico è che il Sindaco
Ciogli, attraverso le sue “alleanze di ferro” e i suoi accordi sottobanco,
ha tradito il voto degli elettori di centrosinistra, ha modificato la
maggioranza uscita dalle urne nel 2008 ed esercita il suo governo
dispotico e autoritario grazie al sostegno di Lamberto Ramazzotti. Ciò che appare davvero
inaccettabile, è che un partito
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importante come il PD, il mio partito, con i suoi valori e i suoi principi, possa assecondare tale modus operandi, quindi legittimandolo, senza battere neppure un colpo. Chi ha il polso della situazione, sa benissimo che la cosiddetta base, non solo i tesserati ma l’intero popolo delle primarie, è profondamente deluso e amareggiato: enormi speranze erano state riposte nella figura di questo Sindaco, nell’opportunità di proporre una politica diversa, improntata alla trasparenza e alla partecipazione, alla progettualità e allo sviluppo, all’attenzione verso i problemi quotidiani, alle questioni del lavoro, dei servizi e della valorizzazione delle risorse del territorio. Guardandosi intorno, non dico con senso di autocritica ma almeno con un pizzico onestà intellettuale, occorre riconoscere che il Sindaco, insieme all’attuale gruppo dirigente del partito, hanno inspiegabilmente intrapreso una strada addirittura opposta. Con risultati disastrosi per la città che sono sotto gli occhi di tutti. Il meccanismo è semplice e collaudato: in sostanza, quando l’ipotesi di un voto contrario e compatto contro l’Amministrazione Ciogli (nei momenti chiave, si intende) dovesse apparire anche solo lontanamente possibile, i due consiglieri UDC agiscono d’anticipo, aggiungendosi alla maggioranza e portandola quindi da 9 a 11 membri (la maggioranza assoluta dell’assise). Oggi possiamo dirlo, perché è già successo (novembre 2009). Quando serve mantenere il numero legale, gli stessi due consiglieri UDC restano in aula, ligi agli accordi con il Sindaco PD, tanto smentiti, quanto manifesti. Quando invece il loro voto non ha alcuna influenza, i due consiglieri UDC ne approfittano per distinguere la propria posizione, astenendosi o votando contro, per millantare una differenziazione con l’Amministrazione. Li chiamano “aiutini”, e li definiscono in vari modi: atti di “responsabilità” (ma che vuol dire?); voti “graditi ma non richiesti” (ma davvero!), sostegni assolutamente “gratuiti” (tanta generosità è commovente, Ramazzotti e D’Ubaldo santi subito!). Ora, i due consiglieri UDC possono fare ciò che vogliono, ci mancherebbe altro. Ma nessuno porta gli anelli al naso. Il vero dato politico è che il Sindaco Ciogli, attraverso le sue “alleanze di ferro” e i suoi accordi sottobanco, ha tradito il voto degli elettori di centrosinistra, ha modificato la maggioranza uscita dalle urne nel 2008 ed esercita il suo governo dispotico e autoritario grazie al sostegno di Lamberto Ramazzotti. Ciò che appare davvero inaccettabile, è che un partito importante con il PD, il mio partito, con i suoi valori e i suoi principi, possa assecondare tale modus operandi, quindi legittimandolo, senza battere neppure un colpo. Chi ha il polso della situazione, sa benissimo che la cosiddetta base, non solo i tesserati ma l’intero popolo delle primarie, è profondamente deluso e amareggiato: enormi speranze erano state riposte nella figura di questo Sindaco, nell’opportunità di proporre una politica diversa, improntata alla trasparenza e alla partecipazione, alla progettualità e allo sviluppo, all’attenzione verso i problemi quotidiani, alle questioni del lavoro, dei servizi e della valorizzazione delle risorse del territorio. Guardandosi intorno, non dico con senso di autocritica ma almeno con un pizzico onestà intellettuale, occorre riconoscere che il Sindaco, insieme all’attuale gruppo dirigente del partito, hanno inspiegabilmente intrapreso una strada addirittura opposta. Con risultati disastrosi per la città che sono sotto gli occhi di tutti. Juri Marini
(Consigliere comunale PD)
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